Milesi Mauro

Automazione 22 Settembre 2026 · 5 min di lettura

Come gestisco i contenuti di questo blog senza farlo a mano

Il blog che stai leggendo esce due volte a settimana, il martedì e il giovedì. Io non premo nessun pulsante il martedì mattina.

Non è una gara a chi automatizza di più. È il risultato di una constatazione banale: il blog si era fermato per due mesi, e non perché mancassero le idee o il tempo di scrivere. Si era fermato perché ogni articolo richiedeva sei o sette gesti manuali, e quando i gesti sono troppi la catena si interrompe al primo giorno pieno.

Racconto com’è fatta adesso, con i pezzi veri. È un sistema nuovo, non ho ancora mesi di dati per dire come si comporta nel tempo.

Il principio: due decisioni, zero esecuzioni

La regola che ha guidato tutta la costruzione è una sola. Io decido due volte, la macchina fa il resto.

La prima decisione è quali idee meritano un articolo. La seconda è se l’articolo scritto va bene. Tutto quello che sta prima, in mezzo e dopo non richiede giudizio, quindi non richiede me.

Detta così sembra ovvia. In pratica significa che ogni gesto ripetitivo che mi accorgo di fare è un candidato da togliere, non un lavoro da fare meglio.

Le idee si accumulano da sole

Tre fonti alimentano lo stesso serbatoio, un database dove finisce tutto.

Un flusso genera proposte di argomenti una volta a settimana, bilanciando i temi. Un secondo legge ogni notte le newsletter di settore a cui sono iscritto e ne archivia il riassunto. Il terzo è un bot Telegram a cui detto un vocale quando esco da un’aula e mi è rimasta in testa una cosa che vale la pena raccontare.

Il terzo è il più importante dei tre, ed è quello che richiede disciplina invece che tecnologia. Le idee generate automaticamente sono corrette e generiche. Quelle dettate dopo un corso sono le uniche che nessun altro può scrivere.

La selezione resta mia

Una volta al mese apro la lista delle idee accumulate e ne promuovo alcune. È un cambio di stato, cinque minuti.

Questo passaggio non l’ho automatizzato e non ho intenzione di farlo. Un sistema che genera idee e poi decide da solo quali sono buone è un sistema che si autovaluta, e chi si autovaluta si promuove. L’ho verificato sui dati del mio stesso generatore: quando gli chiedevo di giudicare le idee che aveva appena prodotto, le approvava praticamente tutte.

La scrittura

Qui c’è un’AI che scrive, e vale la pena essere precisi su cosa fa e cosa no.

Legge il calendario editoriale, pesca il materiale grezzo dalle idee che ho promosso, e produce le bozze seguendo un insieme di regole scritte: tono, formati, lunghezze, cosa non dire mai. Non decide di cosa scrivere e non pubblica niente.

Una regola in particolare è costata fatica ed è quella che conta di più: senza materiale reale, niente prima persona. La versione precedente del sistema pretendeva un aneddoto d’aula in ogni articolo, e siccome non aveva nessuna fonte da cui prenderlo, se lo inventava. Uscivano frasi come “durante l’ultima sessione ho notato che” riferite a lezioni mai avvenute.

La correzione non è stata vietare gli aneddoti. È stata dare al sistema un posto da cui prenderli veri, che è il bot Telegram, e istruirlo a scrivere senza quando quel posto è vuoto.

Il controllo

Prima che una bozza arrivi da qualche parte, passa da uno script che verifica quello che una regola sa verificare meglio di un modello: trattini tipografici sbagliati, accenti scritti con l’apostrofo, frasi fatte, nomi inglesi delle funzioni Excel, lunghezze fuori standard, numeri buttati lì senza fonte.

Non è intelligente, ed è il suo pregio. Un modello si dimentica una regola su venti. Una regex no.

La rilettura, e poi la macchina

Le bozze arrivano in una lista. Le leggo, correggo quello che non mi convince, e spunto una casella.

Da lì in poi non tocco più niente. Entro un’ora parte un’automazione che controlla che i metadati ci siano tutti, genera la copertina dell’articolo, la carica sul sito, calcola la prima data libera fra i martedì e i giovedì disponibili e mette l’articolo in coda. Poi ogni mattina alle sette un ultimo flusso pubblica quello che ha la data di quel giorno.

Se qualcosa manca, l’articolo non parte e mi arriva un messaggio su Telegram che dice cosa manca. Preferisco un articolo in ritardo a un articolo pubblicato male.

Cosa ho imparato costruendolo

Il collo di bottiglia non era la scrittura. Era la somma dei gesti attorno alla scrittura. Contarli è stato più utile che velocizzarli.

Chi produce non può essere anche chi giudica. Ogni volta che ho lasciato che lo stesso pezzo del sistema facesse e valutasse, valutava bene qualunque cosa.

Un sistema a cui chiedi qualcosa che non ha se lo inventa. La soluzione non è vietargli di inventare: è dargli il materiale vero, o accettare che quel pezzo non ci sia.

Meglio fermarsi che uscire male. Ogni automazione, quando trova qualcosa che non torna, si ferma e avvisa invece di tirare dritto.

Serve tutto questo?

No, e sarebbe il messaggio sbagliato.

Il valore non sta nel numero di automazioni. Sta nell’aver guardato un processo che si era fermato, aver capito perché si era fermato, e aver tolto solo i pezzi che lo bloccavano.

Chi vuole partire da un punto più semplice trova qui il ragionamento generale: cos’è l’automazione aziendale e quando ha senso usarla in una piccola impresa. E per capire quali pezzi di un processo sono candidati veri, come capire se un processo aziendale è automatizzabile con l’AI.

La domanda utile non è cosa si può automatizzare. È dove si ferma la catena quando hai una giornata piena.

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