Milesi Mauro

AI 9 Aprile 2026 · 2 min di lettura

Prompt engineering: come parlare con l’AI per ottenere risultati utili

C’è una cosa che accomuna quasi tutti i primi approcci all’AI: la delusione.

Si scrive una domanda, si ottiene una risposta generica o sbagliata, e si pensa che lo strumento non funzioni. Nella maggior parte dei casi, il problema non è lo strumento. È come gli si sta parlando. Quando lo spiego in aula, vedo sempre qualcuno annuire con quella luce “ah, quindi non sono io che sono stupido” negli occhi.

Cos’è il prompt engineering

“Prompt” è semplicemente il testo che scrivi all’AI. “Prompt engineering” è l’arte di scriverlo bene.

Non è una disciplina da informatici. È più vicina alla comunicazione efficace che alla programmazione. Capire come strutturare una richiesta per ottenere quello che vuoi è una competenza che si impara in poche ore e che cambia radicalmente i risultati.

Il problema delle domande vaghe

Se scrivi “fammi un’email” a ChatGPT, ottieni un’email generica. Se scrivi “scrivi un’email a un cliente che non risponde da 10 giorni a un preventivo da 3.000 euro, tono cordiale ma diretto, max 5 righe” ottieni qualcosa di molto più usabile.

La differenza non è nella tecnologia. È nella specificità della richiesta.

L’AI non legge la mente. Lavora con quello che le dai. Più contesto fornisci, più utile è il risultato.

I quattro elementi di un buon prompt

Non esiste una formula universale, ma ci sono quattro elementi che migliorano quasi sempre i risultati.

Il contesto: chi sei, qual è la situazione, a chi è destinato il testo o l’analisi.

Il compito preciso: cosa vuoi esattamente. Non “analizza questi dati” ma “dimmi quali sono i tre prodotti con il margine più basso”.

Il formato: come vuoi la risposta. Una lista, un paragrafo, una tabella, un’email formale.

Il vincolo: cosa non vuoi. “Senza tecnicismi”, “max 100 parole”, “senza usare la parola innovativo”.

Imparare facendo

Il modo migliore per migliorare con i prompt è l’iterazione. Scrivi una richiesta, leggi la risposta, identifica cosa manca o cosa è sbagliato, e riscrivi aggiungendo quella specifica.

Dopo pochi cicli si sviluppa un’intuizione su come funziona. Non serve un corso: serve sperimentare consapevolmente.

Una cosa utile: tenere da parte i prompt che funzionano bene. Diventano un archivio personale da riutilizzare e adattare, un investimento di tempo che si ripaga ogni volta che si usa. Ho una cartella di prompt che porto aggiornata da due anni: è una delle cose più concrete che suggerisco a chi inizia.

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